Luisa è stata una donna dalla potenza straordinaria che quando era presente in una stanza ne stravolgeva l’atmosfera, una donna in grado di spostare i pensieri di tutte, di farli accelerare e andare in profondità. Una donna dal carisma incredibile, una grazia particolare che le era stata concessa per farne dono a tutte noi, dono ma anche supplizio, perché non era facile confrontarsi con una maestra tanto forte, con il suo giudizio severo, con le sue aspettative, con la sua velocità e profondità di pensiero.
La prima volta che l’ho incontrata è stato ad un «ritiro» di Diotima al quale mi aveva invitato Angela Putino. L’incontro aveva come argomento l’oscuro materno e potei assistere al tentativo di mettere a nudo le dinamiche tormentate e profondissime che una maestra del genere creava nel gruppo. Ricordo che a un certo punto Luisa per provocazione si mise dentro un’intercapedine in modo che noi in cerchio non potessimo più vederla: «adesso su, fate come se io non ci fossi!». Ma era impossibile, anche la sua presenza-assenza era potentissima e vanificava quel macabro gioco.
Ho sempre pensato a quanto dovesse essere difficile esercitare un influsso tanto forte sulle vite, i pensieri, i desideri delle altre donne, quanto dovesse pesare quella responsabilità, giocare al confine tra autorità femminile circolante e idolatria. Luisa mi appariva come una «Messia delle donne», una che con sapienza mistica stravolge la storia in avanti e all’indietro dando parola alla libertà femminile. La sua sola presenza dava significato a quanto accadeva e veniva detto in una stanza. Ricordo durante i successivi ritiri di Diotima quelle ore in cui il pensiero vagava tra noi a vuoto e non riuscivamo a cogliere il punto, lei con gli occhi chiusi silenziosa, captava quanto veniva detto e poi all’improvviso parlava e diceva le cose che davano la direzione, spostavano tutte noi. Ricordo i conflitti e gli esercizi duri con noi «giovani», come quando aggredì una di noi per metterci alla prova e poi accusarci di non essere intervenute in sua difesa, ricordo la rabbia furiosa che in certi momenti ci provocava. La ricordo a Paestum, all’incontro nel gruppo nove, nella discussione combattuta sull’autorità femminile e sulla portata della sua rivoluzione simbolica, imprescindibile per Luisa per guadagnare forza per tenere testa al potere dei potenti. Ricordo la sua gioia per aver avvertito dentro quel conflitto la sintonia riguardo alla politica radicale, la scommessa viva della discussione aperta tra generazioni e la sua felicità sincera per essere stata finalmente riconosciuta e non “idolatrata”.
Ricordo quando chiese a noi “nate dopo” di condurre il grande seminario di Diotima e noi lo facemmo e affrontammo un pubblico che voleva sentire ancora la parola della maestra e si trovò invece davanti delle giovani donne che cercavano parole nuove e un loro originale punto di avvistamento femminista.
Luisa sei stata maestra e madre, amata ma anche rifiutata perché la tua forza sembrava non essere di questo mondo e a volte ci dava potenza, altre sembrava minacciarci. Oggi sento solo una profondissima gratitudine per averci fatto sentire la forza della differenza femminile, che essere donne «non è da tutti».


